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Carpaneto è un’ accogliente borgata ai piedi delle colline fra i
torrenti Chero e Vezzeno, la cui origine si perde nella notte dei
tempi. Molti sono i rinvenimenti archeologici che testimoniano
l’antica origine.
Il primo documento che si conosca che cita Carpaneto è dell’anno 758 e
riguarda le vendite avvenute tra alcuni nobili longobardi, di questo
territorio boschivo, in particolare erano presenti i “carpinus betulus”.
Difficile dire se in questa zona vi erano insediamenti preistorici, ma
è molto probabile anche perchè ai piedi ai piedi della collina pare
siano stati rinvenuti resti di civiltà pre-romane. Certo è che qui
vissero i Romani come dimostra la disposizione del terreno agricolo (centuriazione);
numerosi rinvenimenti archeologici, fatti anche nei dintorni del paese
attestano la presenza di un’efficiente organizzazione agraria; sono
state trovate tombe, tracce di lastricato, resti di abitazioni,
frammenti di oggetti da mensa in ceramica. A Badagnano fu rinvenuto un
dolio di ragguardevoli dimensioni (ora conservato nell’antiquarium di
Velleia).
Carpaneto è nominato in un documento longobardo dell’816 relativo
all’acquisto di una foresta (allora il territorio era tutto selve e
stagni) da parte del vescovo di Piacenza, Podone.
Nel periodo comunale sappiamo che più volte qui si scontrarono le
milizie dei grossi comuni della pianura e l’abitato ne fece più volte
le spese. Nel 1090 il borgo è distrutto dai popolani in lotta contro i
nobili. I guelfi, piacentini e milanesi, subirono la peggio nel 1216
ed i ghibellini,pavesi e cremonesi, distrussero Carpaneto. Nel 1311
Alberto Scotti fece incendiare il paese (insieme a Chero), dopo averlo
saccheggiato.
Documenti riguardanti il castello, allora appartenente a Rolando
Scotti, si ha solo nel 1321 quando fu abbattuto dalle truppe di
Galeazzo Visconti (signore di Milano), in lotta contro i guelfi ma è
probabile che già i Malaspina avessero costruito una fortificazione
prima di cedere, nell’1180, i loro diritti alla chiesa di S. Antonino
a Piacenza.
Nei primi decenni del 1400 il castello era di proprietà dei Del Cairo
che lo cedettero nel 1435 a Beatrice Anguissola; passato poi agli
Scotti venne completamente ricostruito da Alberto Filippo Maria
Visconti con il titolo di conte del feudo di Carpaneto nel 1441; egli
trasformo il paese in borgo fortificato cingendolo di mura e fossati;
tuttavia nel 1447 Francesco Piccinino, arrivato con le milizie di
Francesco Sforza, distrusse tutto ciò che apparteneva agli Scotti.
Il
borgo fortificato diventa poi il capo saldo del conte Pier Maria
Scotti (il Buso) che compie scorrerie ed imprese tali da essere
ricordato come capitano audace e crudele. Un giorno un suo armigero,
appostato dietro una feritoia, scocca una freccia ed uccide il parroco
di Carpaneto che fu sepolto sotto l’altare maggiore della chiesa. Il
conte Buso fu poi ucciso ad Aguzzano nel 1521.
Cesare Scotti nel 1606 viene nominato marchese di Vigoleno, Diolo e
Carpaneto da Ranuccio I Farnese.
Al
1600 risale un bellissimo ritratto equestre raffigurante Francesco
Scotti (ora si trova a Fiorenzuola nel Palazzo Bertamini) : egli è
adorne di molle cappello piumato e di una larga parrucca, porta un
giubbone rosso ricco di pizzi, larghi pantaloni ricamati ricadenti
nell’imbuto degli stivaloni;porta al fianco un piccolo spadino; alla
sella sono appese due enormi pistole.
Nel 1676, come testimonia una grida, viene istituita la “Fiera di
Primavera”.
Nel 1861 viene affrescata la chiesa dalla scuola del Bibbiena.
Proprietari del castello e del territorio sono i conti Scotti Douglas
di Vigoleno:il marchesato è stato loro affidato da Ranuccio I Farnese.
Nel 1746 i documenti parlano di una grande peste che fece morire
uomini e bestie (ed i campi così finirono per diventare incolti).
Nel 1806 il paese diventa comune (riforma voluta da Napoleone) e
comincia così la serie dei sindaci (nominati dall’autorità e non
ancora eletti dalla gente).
Nel 1811 viene istituito il mercato settimanale.
Nel 1815 il comune ha 4522 abitanti ed il capoluogo è Travazzano.
Nel 1820 Carpaneto diventa capoluogo (comprende anche Cadeo e
Gropparello).
Nel 1845 la popolazione è di 5224 abitanti (nel capoluogo vivono circa
1000 persone).
Nel 1850 nel comune sono presenti 2 medici (uno a Carpaneto ed uno a
Travazzano).
Nel 1848 anche a Carpaneto si sentì il fremito potente del
Risorgimento e il paese diede il suo contributo alle lotte di allora e
per partecipare alle guerre istituì un piccolo esercito.
Nel 1851 (con un plebiscito che si tenne nei giorni 11 e 12 marzo)
Carpaneto viene ammesso al Regno del Piemonte (insieme a Piacenza,
detta la “primogenita”) ed il 31 marzo viene eletto come
rappresentante di Carpaneto, Gropparello e Cadeo, l’ avvocato Giuseppe
Galli, figlio di Luigi, di Carpaneto, patriota e letterato.
Nel 1853 la popolazione è di 5455 abitanti.
Nel 1860 viene eletto deputato Leonzio Armelonghi.
Nel 1886, a luglio, a Carpaneto, arriva il telefono. Nel 1885 era
stata aperta via Piacenza.
Nel 1887 nasce la società Operaia di Mutuo Soccorso, fondata dal conte
Carlo Scotti.
Nel 1898 viene costruita la linea ferroviaria (per 20 anni la stazione
fu in piazza Oliveti e fino al 1933 nei giardini pubblici)
Nel 1903, dopo più di 600 anni, gli Scotti cedettero il castello al
Comune. Giuseppe Rossi, con uno dei primi brevetti da pilota in
Italia,partecipa alla guerra di Libia.
Nel 1913 viene costruito il campanile della Chiesa.
Nel 1915 anche da Carpaneto si parte per la guerra: alla fine i caduti
furono 160 e 18 furono i decorati, cioè le medaglie d’ argento e di
bronzo.
Nel 1920 viene costruito l’ asilo Burgazzi.
Il
18 settembre 1921 viene inaugurato il monumento ai caduti ,nel 1919
era già stato realizzato a Ciriano.
Nel 1925 viene abbattuto il Voltone di via Roma,porta principale del
paese in quanto, fino alla fine dell’ 800, via Piacenza non esisteva
(era chiusa da un edificio) e l’ attuale viale Matteotti finiva nel
parco del castello.
Negli anni del fascismo la Casa del Fascio era dove ora si trova il
negozio Valleverde. Nel 1927, aboliti i sindaci, vengono nominati dal
prefetto i podestà (iscritti al partito fascista). Nel 1932 viene
stabilito lo stemma del paese, veniva infatti continuamente ritoccato,
prima di quell’anno lo stemma aveva anche una carpa, ciò faceva
pensare che il paese potesse aver preso il nome da questi pesci,
essendo anche abbastanza presenti nella zona. Nel ’34 e poi anche nel
’37 il pittore Osvaldo Barbieri, detto Bot, (futurista) affresca il
salone e poi lo scalone del municipio. Nel 1936 alcuni carpanetesi
partono per partecipare alla guerra di Spagna, alleati a Francisco
Franco, che finì poi nel ’39.
Nel 1942 cadono due stukas alla periferia del paese. Nel 1943
Carpaneto subisce il primo bombardamento e le cantine del castello
vengono usate come rifugio.
Il
comando dei tedeschi era dove ora c’è il Bar Centrale.
Anche a Carpaneto dopo l’8 settembre inizia la resistenza.
Il
comitato di liberazione nazionale si forma nel retrobottega della
Pasticceria Razzini (via Battisti), in seguito però si riunirà in
municipio; si stampavano clandestinamente volantini all’interno del
cortile del Bar Agnello (c’era una tipografia “normale”), dove spesso
si fermavano i tedeschi!
Il
19 marzo del ’44 molte un centinaio di uomini furono presi a causa del
rastrellamento (la maggior parte di essi mentre uscivano dalla Messa).
Al
termine del conflitto si contavano 84 vittime, tra morti e dispersi.
Il
29 aprile 1945, con un plebiscito davanti al municipio, viene eletto
il primo sindaco del dopoguerra.
Nel 1948 viene allestita una pista da ballo (balera all’aperto)
chiamata Spinarosa, nei giardini pubblici, dove ora c’è il campo da
pallavolo. Nello stesso anno viene ristrutturata la caserma adiacente.
Nel 1952 viene prolungata la chiesa e se ne rifà quindi la facciata.
Nel 1953 viene istituita la Festa della Coppa.
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