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Patroni della parrocchia di Carpaneto
Piacentino

S.S.
Fermo e Rustico
Dal volume "San Fermo e il suo culto" di
Luciano Salvadé
Le storie dei Santi sono amplificate e rese
meravigliose dalla pietà dei fedeli. La storia di Fermo e Rustico non è da
meno. A volte la realtà storica è stata integrata dalle leggende fiorite
spontaneamente sulle labbra del popolo. L'importante è che non venga meno il
messaggio della Santità e con essa l'imitazione, essenza della devozione. Il
messaggio di Fermo e Rustico è quello di due eroici martiri africani
torturati e uccisi per non aver voluto abiurare la propria fede. Passiamo
all'esame della storia di Fermo e Rustico attingendo da due racconti, la
"Passio" e la "Translatio" e da numerose "Vite" dei due Santi.
Fermo venne preso prigioniero dai legionari
dell'Imperatore Massimiliano. Subito lo seguì Rustico che era a lui legato
da parentela. Entrambi furono dati in custodia ad Anolino, consigliere
fidato dell'Imperatore. Dopo un breve esame davanti allo stesso Imperatore,
i due partirono per Verona con Anolino. Arrivati tre giorni dopo Cancario li
prese in custodia. A notte tarda Cancario li vide banchettare sciolti dalle
catene, immersi in una vivida luce che rischiarava la cella. Questa visione
lo fece convertire al cristianesimo con tutta la famiglia.
In quell'epoca era vescovo di Verona
Procolo, molto vecchio e debole, viveva nascosto in una piccola chiesa per
sfuggire alle angherie che pativano coloro che professavano la fede
cristiana.
Saputo della venuta di Fermo e Rustico, li
andò a visitare nelle carceri. Procolo poi supplicò i carcerieri di
martirizzarlo insieme agli altri due, ma la sua vecchiezza fece pensare che
sragionasse e venne quindi ignorato.
Anolino, contento dell'accoglimento dei
Veronesi, diffuse un bando in cui si rendeva noto che si sarebbe tenuto un
meraviglioso spettacolo nell'arena. Nell'arena egli ordinò di martirizzarli,
ma una nuvola li nascose, i ferri e le pietre che li straziavano si
dissolsero e i loro corpi tornarono intatti. Questo fatto eccezionale
provocò tra il vasto pubblico reazioni di stupore e di spavento al tempo
stesso.
Fermo e Rustico vennero allora condannati
al fuoco, ma il fuoco li risparmiò, attaccando invece gli aguzzini.
La folla inveì contro Anolino, il quale
vedeva che aveva ottenuto l'effetto contrario a ciò che si era proposto:
pareva quasi che il popolo si avvicinasse alla fede cristiana. Allora ordinò
che Fermo e Rustico venissero condotti fuori delle mura della città, che
venissero bastonati e che venisse loro mozzato il capo lungo le rive
dell'Adige.
E così "l'honorata coppia dei
fortissimi Santi Fermo e Rustico...decapitati finalmente per la gloria di
Giesù Christo fuori delle mura di Verona sopra la riva dell'Adige, sotto
Massimiliano Imperatore e Anolino suo consigliere, l'anno del Signore 307,
nel nono giorno di agosto, dal carcere terreno liberati, da esso Christo
chiamati furono in cielo con sommo onore raccolti".
I corpi dei due martiri, pietosamente
ricomposti da Cancario e da due parenti bergamaschi dei due martiri, furono
portati da alcuni mercanti, come preziose reliquie, in Africa, dove
esistevano fiorenti comunità cristiane.
I mercanti approdano a Precone, dove le
reliquie (cui era stata data sepoltura) diventarono famose in seguito a
molti miracoli.
A Precone giunse Terenzio, nativo di
Capodistria. Egli aveva peregrinato a lungo in cerca delle famose reliquie
per sanare suo figlio Gaudenzio, indemoniato.
Ricevuta la grazia della guarigione del
figliuolo, Terenzio ottenne di aprire l'arca che conteneva i Santi corpi:
essi erano ricoperti di cose odorifere e una scritta accanto diceva: "Firmus
et Rusticus decollati shunt extra muros Veronae super ripam Athesis, sub
Massimiliano et Anolino eius consiliario, ubi eo tempore Proculus erat
episcopuis".
Terenzio e Gaudenzio si fecero cristiani e
portarono le spoglie dei due martiri a Capodistria dove vennero sepolti.
Prima che i Longobardi arrivassero a
Capodistria portando distruzione e rovina, le reliquie furono portate a
Trieste: questo avvenne al tempo di Adelchi. A Verona scoppiò poi una
violenta pestilenza a causa della siccità durata diciassette (o sette a
seconda delle narrazioni) anni.
I Veronesi, che mai avevano dimenticato i
due martiri (ad essi avevano già costruito, come segno di devozione, una
chiesa verso il V o il VI secolo, molto probabilmente sul presunto luogo del
martirio), trovarono nei due Santi la via della guarigione.
Verso il 775, infatti, - prosegue il dato
tradizionale - mentre era vescovo di Verona Annone, vennero riportate nella
città le reliquie dei due Santi.
Si racconta che una gran folla, con a capo
il vescovo Sant'Annone, accolse festosa le reliquie dei Santi martiri e
subito cadde la tanto desiderata pioggia e venne meno la carestia. |