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BEATO GIOVANNI BATTISTA SCALABRINI
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Principe della Carità, Apostolo dei Migranti, Apostolo del Catechismo, Vescovo Missionario: sono gli appellativi con i quali la storia ricorda il beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza dal 1876 al 1905, anno della sua morte, e fondatore dei Missionari e delle Missionarie di san Carlo Borromeo per la cura dei migranti. Vissuto in tempi di aspri dibattiti all'interno della Chiesa (vedi la Questione Romana e quella Sociale), lo Scalabrini si è distinto per la sua capacità di mediazione nel rispetto della tradizione pur guardando con simpatia alle nuove correnti. Nasce a Fino Mornasco (Como) l'8 luglio 1839 da Luigi e Colomba Scalabrini, terzo di otto figli. Il padre gestiva in paese un modesto negozio di vini. Frequenta le scuole elementari nel paese natale e poi il ginnasio al liceo Volta di Como. E' papà Luigi che lo accompagna sulla porta del seminario comasco di s. Abbondio, nell'ottobre del 1857: i compagni e gli insegnanti ne parlano come di un alunno modello, versatile, generoso, particolarmente incline alle scienze e allo studio delle lingue straniere. Viene ordinato sacerdote il 30 maggio del 1863, grazie ad una speciale dispensa a causa della sua giovane età. Dopo poche settimane viene nominato vicerettore del seminario e insegnante di storia e di greco. Alterna questa attività educativa con opere di carità e di servizio ai più deboli: ricordiamo ad esempio le cure che presta nell'estate nel 1867 ai malati di colera a Portichetto, località vicina a Fino Mornasco. Nell'ottobre dello stesso anno viene nominato rettore dello stesso seminario, carica, questa, che manterrà fino al 1870. Risalgono proprio a questi anni alcune amicizie importanti che hanno segnato la vita dello Scalabrini, come quella con il beato Guanella (anch'egli dedito alla cura dei migranti), lo scienziato Serafino Balestra (l'Apostolo dei sordomuti) e lo scienziato-scrittore Antonio Stoppani. E' del 1868 anche lo stretto rapporto con il vescovo Geremia Bonomelli, allora prevosto a Lovere. Il 12 maggio del 1870 Scalabrini viene nominato priore della parrocchia di s. Bartolomeo: pare che l'allontanamento dal seminario sia dovuto alla divergenza tra Intransigenti e Transigenti che allora agitava la Chiesa. Scalabrini non era ben visto soprattutto dai sacerdoti più anziani che lo avevano accusato di ambizione personale. In questi anni fonda numerose opere, tra cui un asilo, un oratorio e l'Opera di s.Vincenzo per la cura di bambini e malati. Inoltre scrive un Piccolo Catechismo, che viene dato alle stampe nel 1875: è ritenuta un'opera rivoluzionaria nella storia della catechesi in Italia. Nel 1872 nella cattedrale di Como tiene anche undici conferenze sul Concilio Vaticano I, poi pubblicate in diverse edizioni e tradotte in francese e in tedesco. Altro interesse che lo Scalabrini approfondirà poi negli anni di episcopato è quello per il mondo del lavoro. Fonda la prima Società di Mutuo Soccorso e nel 1899 scrive un opuscolo su Il Socialismo e l'Azione del Clero, in cui descrive tutti i drammi di quei tempi.
VESCOVO DI PIACENZA - Il 13 dicembre 1875 riceve la nomina a vescovo di Piacenza: pare che a segnalare il nome di Scalabrini a papa Pio IX ci siano state numerose persone, tra cui s. Giovanni Bosco e l'allora vescovo di Pavia, monsignor L.M.Parocchi. La consacrazione avviene il 30 gennaio dell'anno seguente, nelle mani del cardinale Alessandro Franchi, nella cappella del collegio di Propaganda fide. L'ingresso ufficiale nella diocesi piacentina avviene il 13 febbraio. Sul suo pastorale sta scritto: "Charitatis potestas", monito che animerà tutta la sua azione pastorale. Lo stemma episcopale rappresenta la scala di Giacobbe: un angelo scende e l'altro sale; sulla sommità vi è l'occhio di Dio e in basso la scritta: "Video Dominum innixum scalae" (Vedo il Signore all'inizio della scala).
MINISTERO - Possiamo individuare quattro punti centrali del suo ministero. L'Eucaristia è ritenuta dallo Scalabrini lo strumento insostituibile di un prossimo e radicale rinnovamento della Chiesa e della società. La Croce diventa il centro della sua Mistica. Spesso, stringendo la Croce pettorale, diceva: "Fac me cruce inebriari" (Fammi inebriare della croce). Inoltre la devozione per la Madonna e i Santi. Numerosi i pellegrinaggi in luoghi mariani anche fuori dalla diocesi e famose sono anche le sue omelie. La Vergine, venerata soprattutto con il titolo di Immacolata Madre di Dio, era vista come la figura della Chiesa stessa. Infine i Santi e i Martiri erano per lo Scalabrini i maestri e i testimoni della fede e il loro culto poteva avere un'efficace azione educativa per contrastare la dilagante scristianizzazione della società. Come vescovo lo Scalabrini dedicò grande attenzione alla cura del clero, alla formazione dei seminaristi, alla promozione dell'inserimento dei laici nella vita della Chiesa locale. Effettuò cinque visite pastorali in tutta la diocesi, che allora contava circa 241.000 abitanti, molti dei quali residenti in montagna e in collina. Il vescovo raggiungeva anche i luoghi più impervi viaggiando spesso sul dorso di un mulo. Sull'esempio del Rosmini, di s.Carlo Borromeo e di s.Francesco di Sales si adoperò per il rinnovamento spirituale e culturale del clero, nel rispetto dell'unità ecclesiale. Si preoccupò anche della formazione religiosa dei giovani seminaristi, ripristinando l'ufficio, andato in disuso, del direttore spirituale. Inoltre per il ministero della predicazione e delle opere di carità lo Scalabrini si avvalse della collaborazione di ordini e congregazioni religiose, che egli considerava una grande grazia di Dio.
PREDICAZIONE - La predicazione della Parola di Dio occupò uno spazio importante nelle attività del vescovo. Scrisse lui stesso numerosi opuscoli e si avvalse anche degli organi di stampa, fondando Il Catechismo cattolico (1876) e L'Amico del Popolo (1886), che diventerà poi l'organo ufficiale dei cattolici piacentini. Al Catechismo lo Scalabrini dedica grande attenzione, perché lo ritiene l'unico efficace strumento per contrastare il crescente fenomeno della scristianizzazione della società moderna. Nel 1877 dà alle stampe Il Catechismo Cattolico, la sua opera più ampia e organica in materia. Inoltre affronterà il tema anche in tutti e tre i Sinodi Diocesani che convocherà. A Piacenza, poi, nel settembre del 1889, viene organizzato il primo Congresso Catechistico Nazionale. Abbiamo detto che un appellativo ricorrente con cui lo Scalabrini viene ricordato è "Principe della Carità". Oltre ai suoi interventi di pubbliche calamità, va ricordata infatti anche la quotidiana, generosa e nascosta beneficienza alle persone bisognose. Nel 1879 fonda l'Istituto delle Sordomute; nel 1903 benedice l'Istituto dei Sordomuti maschi, una "creatura" del Servo di Dio monsignor Francesco Torta. Nel 1903 apre l'Opera pro mondariso, per l'assistenza religiosa, sociale e sindacale delle circa 170.000 addette alla coltura del riso in Piemonte e in Lombardia.
IMPEGNO POLITICO E SOCIALE - Gli interventi dello Scalabrini in ambito politico e sociale meritano uno spazio a parte. Oltre ad interessarsi del fenomeno migratorio (di cui parleremo più diffusamente tra poco) interviene anche nella cosiddetta Questione Romana. Si tratta di uno dei fenomeni che maggiormente hanno travagliato la vita della Chiesa in quegli anni. Lo scontro aperto tra Stato e Chiesa si protrarrà fino al 1929. I Cattolici si schierano su due fronti contrapposti: quello degli intransigenti, che vogliono una Chiesa potente e privilegiata, e quello degli intransigenti, che prendono atto dei cambiamenti sociali e politici del Paese e del regresso religioso. In questa disputa lo Scalabrini si pone come mediatore tra le due parti, pur essendo fondamentalmente un transigente, senza però radicalismi e intolleranze.
LA QUESTIONE SOCIALE: Scalabrini cercò in ogni modo di sensibilizzare la Chiesa ai problemi del lavoro e dell'economia, in quanto - come egli stesso scrive - "la questione sociale, economica nella sua essenza, si trasforma in morale, politica e religiosa". Lui stesso visita le fabbriche e si incontra con gli operai, cercando anche di pacificare gli animi nelle sollevazione più aspre. Inoltre patrocina la fondazione del settimanale Il Lavoro, proprio per meglio condurre la sua "battaglia" sociale.
MIGRAZIONE - Ma Scalabrini è anche l'Apostolo dei Migranti. In quei tempi molti italiani lasciano la patria per cercare lavoro e casa all'estero, in altri Paesi europei e Oltreoceano. Dopo l'incontro con un gruppo di migranti alla stazione ferroviaria di Milano si rende conto della vastità del problema e si adopera perché lo Stato imposti una vera politica migratoria e la Chiesa una pastorale specifica. Nel 1889 fonda la società s.Raffaele, un'aggregazione laicale missionaria con il compito di assistere i migranti soprattutto nell'emergenza. Lo Scalabrini stesso si fa missionario, visitando le Americhe a più riprese, fino a quando le precarie condizioni di salute glielo permettono. Nel 1887 fonda la congregazione dei Missionari di san Carlo Borromeo (Scalabriniani), dediti all'assistenza, soprattutto spirituale, anche se non solo, dei migranti. Attualmente i religiosi sono oltre 700 distribuiti in circa 260 sedi in 26 nazioni di 5 continenti. Nel 1895 è la volta delle Missionarie Scalabriniane, di cui sono cofondatori padre Giuseppe e madre Assunta Marchetti. Oggi le suore sono più di 800 e operano in 148 comunità in 20 nazioni del mondo. Le idee dello Scalabrini sul fenomeno migratorio hanno fatto scuola. Ad esempio nel 1912 Pio X attua un'iniziativa che stava molto a cuore al vescovo piacentino, cioè l'istituzione di un organismo centrale presso la Santa Sede che si occupasse degli emigrati di ogni nazionalità. Nasce così il Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti. Inoltre è oggi attivo anche un organismo che opera a livello internazionale, il Consiglio Superiore per le Migrazioni. Le Chiese locali hanno poi accolto l'invito dello Scalabrini formando gli Uffici diocesani che fanno capo alla Commissione Ecclesiale per le Migrazioni (CEMI) della Conferenza Episcopale Italiana: suo organo operativo è la Fondazione Migrantes. Da un'idea del vescovo nel 1920 Benedetto XV fonda la Prelatura per l'Emigrazione Italiana, che però avrà vita breve. Infine molti attribuiscono allo Scalabrini anche l'istituzione della Giornata Nazionale dell'Emigrante, nata nel 1914 e divenuta mondiale nel 1952 dalla Costituzione Apostolica "Exsul familia". Giovanni Battista Scalabrini muore a Piacenza il 1° giugno 1905, a causa anche dell'aggravarsi della malattia dell'idrocele e della fatica accumulata durante i sui frequenti viaggi missionari all'estero.
LA BEATIFICAZIONE - Nel dicembre del 1996 la causa di beatificazione del "venerabile" Scalabrini ha affrontato il passaggio più delicato: l'esame di una consulta medica chiamata a pronunciarsi su una presunta guarigione avvenuta una decina d'anni fa. (...) Questa volta però i fatti sono apparsi più credibili di tanti altri segnalati in precedenza ed è stato chiesto al vescovo di Piacenza, allora mons. Antonio Mazza, di convocare un apposito tribunale. L'incarico di postulatore, cioè di avvocato difensore, fu affidato al vescovo scalabriniano mons. Marco Caliaro; suo vice padre Sisto Caccia, attuale superiore dell'istituto Cristoforo Colombo di via Torta, dove, tra l'altro, è stato creato un centro di documentazione sullo Scalabrini.
Conclusa la sessione piacentina di questa rigorosa
indagine, tutti i documenti sono stati inviati alla Santa Sede per essere
esaminati dalla congregazione delle cause dei santi. (...)
Un nuovo passo in avanti è stato compiuto l'11 maggio 1982 quando
Giovanni Paolo II ha ratificato il decreto di introduzione della causa e
il 16 marzo 1987 sempre Papa Wojtyla ha dichiarato lo Scalabrini
"Venerabile", riconoscendo così che il presule "ha esercitato in grado
eroico le virtù teologali e morali". Infine
il 9 novembre 1997 la beatificazione a Roma
nella basilica di San Pietro.
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