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Riflessione sul ministero di Papa Giovanni Paolo II di Dario Carini




Dario Carini


 


“Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?” (Gv 21,15) la domanda di Cristo rivolta a Pietro ha accompagnato l’avvio del ministero Apostolico di Giovanni Paolo II e ancora risuona nel Vangelo della Messa esequiale: domanda apparentemente retorica racchiude in se la missione del Vescovo di Roma chiamato a testimoniare Cristo e a confermare nell’unità la chiesa fino alla morte.

“Seguimi”: l’imperativo di Cristo, origine di ogni vocazione particolare, ha condotto Giovanni Paolo II a testimoniare con la sua vita il Vangelo di Cristo; è l’amore di Cristo che lo ha condotto sulla Cattedra di Pietro.Di fronte a questa morte non c’è solamente il dolore ma c’è anche una profonda gratitudine al Signore per il dono del Papa, una riconoscenza per una vita piena, ricca di senso fino alla fine; tutti noi vogliamo professare la nostra fede nella vita eterna e nella risurrezione; vogliamo manifestare il nostro amore alla Chiesa, nella fiducia che lo Spirito del Signore risorto è presente e agisce in essa in ogni circostanza.

Oggi più che mai risuonano nei cuori quelle parole così forti e potenti, e allo stesso tempo esigenti, pronunciate nell’omelia che ha dato avvio al ministero petrino di Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! … non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo! Cristo sa cosa c’è dentro l’uomo. Solo Lui sa”. Non sono parole facili da vivere, da trasformare in fatti: è quella misura della santità, quella dimensione “alta della vita” che l’uomo deve ricercare.

E lui ci ha indicato la strada, offrendo, primo fra tutti, la sua testimonianza (a questo proposito non si possono trascurare i contenuti profondi della sua prima Enciclica, la redemptor hominis, ripresi e rilanciati dopo il Grande Giubileo del 2000 nella lettera Apostolica novo Millennio ineunte). Il Pontificato di Giovanni Paolo II è certamente complesso ma al centro di tutto sta il desiderio di portare l’uomo all’incontro con Cristo: il coraggio di non indietreggiare dinnanzi alla Croce di Cristo che è “Albero della Vita, sorgente di ogni gioia e di ogni pace, l’unico modo per noi di partecipare alla vita di Cristo, ora e sempre”.

Giovanni Paolo II ha spronato l’uomo a non venir meno al messaggio della Croce, un messaggio non facile da comprendere nell’epoca di oggi; ci ha insegnato a sfidare il benessere materiale e le comodità che spesso la società moderna ci propone come valori prioritari; ha predicato fino alla fine l’invito a ricercare le risposte vere alle domande che ci stanno di fronte nella certezza che Cristo, la verità, ci farà liberi! In questa ottica si snocciolano i punti salienti di questi ventisette anni: la lotta contro i sistemi atei, l’impegno per la pace (quella pace che viene da Dio, quella pace che non conosce il male), la difesa dei valori cristiani, la richiesta di perdono per i peccati commessi dalla Chiesa, l’impegno ecumenico, l’impegno sociale, il lungo peregrinare nel mondo per annunciare all’uomo l’amore salvifico di Cristo.

Giovanni Paolo II, vale la pena di ripeterlo, ha esortato davvero, e non è solo una retorica, a prendere il largo, a fare della nostra vita un inno di lode al Signore, a non temere di essere i santi di oggi!

Non si può dimenticare l’amore e la particolare attenzione che nutriva nei confronti dei giovani: nella felice intuizione delle giornate mondiali della gioventù egli ha voluto mostrare alla Chiesa il volto della giovinezza; ai giovani, “sentinelle del mattino”, ha affidato il coraggioso compito di essere Chiesa, una Chiesa proiettata nel futuro ma fondata sul Vangelo di Cristo.

Accanto alla Croce il Papa ci ha insegnato a scorgere la presenza orante e silenziosa della Vergine Maria: in lei ha indicato al l’uomo il modello di fedeltà a Cristo. Possa ora Maria aiutarci, dinnanzi a questa morte, a percepire davvero la presenza del Signore Risorto e a vivere concretamente nel quotidiano il messaggio profondo che Giovanni Paolo II ci ha trasmesso nel suo lungo pontificato: solo così l’amore che ci lega con lui non sarà spezzato. 

E detto questo aggiunse: «Seguimi» (Gv 21, 19) Il suo volto, che viene sottratto alla nostra vista, contempli la tua bellezza e raccomandi il suo gregge a te, eterno Pastore, che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Dario Carini