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BELLOTTA
2007 di Dario Carini
Domenica 21 gennaio, al Centro Pastorale “la Bellotta” di Pontenure si è
svolto un pomeriggio di riflessione e verifica sull’esperienza del
Campeggio: erano presenti tutte le persone che hanno a cuore quest’esperienza
e che in modi diversi, a seconda delle disponibilità di ciascuno, durante
l’anno dedicano un po’ di tempo per portare avanti questa realtà,
sicuramente impegnativa. Il pomeriggio, voluto fortemente da padre
Alfonso, si sarebbe dovuto aprire con una prolusione di don Luigi Carrà,
già vicario parrocchiale a Carpaneto e fondatore di quest’esperienza ma, a
causa di motivi pastorali, non è potuto essere presente. Don Paolo
Caminati, responsabile del Servizio di Pastorale Giovanile della nostra
Diocesi è intervenuto all’incontro con un’articolata relazione sui giovani
di oggi, sulle necessità e sulle sfide educative che attendono agli
educatori di questo tempo. Nella seconda parte si è invece svolto un
lavoro di gruppo (differenziato per genitori, giovani educatori e
educatori adulti): si è trattato di una riflessione sulla validità dei
punti fermi del Campeggio e sulla ricerca delle motivazioni che ci
spingono ancora oggi a credere e proseguire quest’esperienza.
Prima della cena insieme,
si è voluto ricordare i trentacinque anni di quest’esperienza, attraverso
una miscellanea di immagini che spaziava dai primi campeggi a quelli
recenti, suscitando divertito interesse soprattutto tagli educatori più
over, che con piacere si sono rivisti nelle loro marachelle e nei momenti
goliardici.
I risultati dei lavori di
gruppo sono ora oggetto di riflessione e condivisone tra l’intera comunità
educante e costituiscono una risorsa preziosa per l’organizzazione del
nostro Campeggio: la sintesi che è emersa presenta un quadro completo,
stimolante per il futuro.
Purtroppo spesso ci
lasciamo prendere dalla voglia di fare, e fare sempre meglio
dimenticandoci, dietro quest’incalzante frenesia, di mettere al centro ciò
che davvero sta nel cuore di quest’esperienza ovvero la presenza reale di
Cristo resa sempre attuale dalla Parola di Dio, dalla vita in comune
(spirito di famiglia) e dall’atteggiamento di servizio (“amatevi gli uni
gli altri come io vi ho amato, da questo sapranno che siete miei figli”).
È per noi questo un momento di grazia perché ci spinge alla ricerca - come
dicono le sintesi dei lavori di gruppo - di quella radicalità evangelica
che sta alla base del Campeggio, sin dagli inizi. Il successo di questa
esperienza, ieri come oggi stà davvero in questo. Il problema che siamo
chiamati ad affrontare è il come dire questo spirito, come declinarlo, in
una società che è cambiata rispetto a quella di 35 anni fa, ma che ancora
ha bisogno di ricevere l’annuncio del Vangelo, la Parola eterna (cioè che
rimane sempre quella, viva e fresca, non imputridita e corrotta dalla
logica del tempo) che da vita, e vita in abbondanza.
Non dobbiamo aspettarci
chissà quale cambiamento, non sarà abbattuto nessun muro ne aperte nuove
finestre, il Campeggio sarà sempre di quindici giorni, ci sarà sempre la
Parola di Dio (se questa dovesse venire a meno chiuderemo per sempre la
serranda), vivremo sempre il più possibile in comune, proprio come la
comunità cristiana degli origini e sperimenteremo sempre la gioia di
donare agli altri tempo, energie e fatiche, ci sarà sempre il gioco (anche
di questo si è parlato perché il gioco ha una grande valore) e le
camminate nella natura. Un’altro punto da prendere in considerazione sono
i bambini e i ragazzi, verso il quale si rivolge la nostra attenzione e il
nostro intento educante: più che un’esegesi biblica si è scelto di
privilegiare e prestare maggiore attenzione alle relazioni interpersonali
e al gioco, fermo restando il primato della Parola di Dio e
l’approfondimento di questa che rimane comunque il tema portante di ogni
giornata; si tratta solo di dire la Parola in un linguaggio e in uno stile
in grado di parlare ai ragazzi, mirando al cuore.
il vero cambiamento si
avrà soprattutto nella misura in cui ciascuno di noi saprà vivere quest’esperienza
nella fedeltà al Vangelo e mettendosi al servizio dell’altro senza
riserve.
Dario Carini
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