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Articolo di Dario Carini
Prendete un po’ di
persone, quanto basta, mettetele insieme in una casa attrezzata per quindici
giorni, date a tutti una sistemazione; già li potete immaginare… tante persone
pronte alla partenza: c’è il bambino ancora piccolo (magari ha appena fatto la
Prima Comunione), poi c’è il ragazzino delle medie con i capelli ingellati
dritti in testa e occhiali da sole calati sul viso, la ragazza che fa’ le
superiori con il piercing nel naso e il lettore mp3 al collo, ci sono dei
ragazzotti che corrono qua e la con passo deciso e sicuro, armati di megafono
o fischietto, c’è qualche coppia di sposi, magari con una bambina nata neanche
un’anno fa, due o tre persone con i capelli grigi… Insomma avete capito di
cosa stiamo parlando? Si tratta forse dell’ultimo reality show che vuol
mostrare come vari individui, diversi per età, occupazione e astrazione
sociale possono coesistere nello stesso spazio per un tempo determinato???
In un certo modo si tratta di un “reality”, nel senso che vuole proporre un qualcosa di vero e concreto di cui gli ingredienti principali sono: Servizio, Parola di Dio, accoglienza e allegria, grande famiglia… ora si che si capisce di cosa stiamo parlando!!! È il Campeggio, l’esperienza della vacanza parrocchiale organizzata dalla comunità cristiana di Carpaneto; stesso posto di sempre (la Val di Rabbi in Trentino), stessa formula da 35 anni ma un’esperienza sempre nuova. Quest’anno la partecipazione di bambini, ragazzi, educatori e famiglie è stata davvero record, superando le duecento persone, suddivise in tre turni di due settimane. Accanto ai veterani dell’esperienza c’è stata anche una massiccia presenza di nuovi ragazzi: è chiaramente un segnale positivo e un indice di gradimento dell’esperienza.
Il tema educativo di quest’anno, che come sempre ci accompagna nelle nostre giornate, è stato un interessate cammino alla scoperta del valore del tempo, sviluppato attorno al romanzo di Michel Hende “Momo” e alla figura di Mosè: anche noi abbiamo imparato a “stanare” i “signori Grigi” che si annidano nella nostra vita rubando il tempo della relazione, dell’incontro con gli altri e con l’Altro” e abbiamo cercato di scoprire la presenza di Dio Padre che ama ciascuno di noi in un modo unico e desidera il meglio per noi.
Ogni giorno il contatto con la natura era ovviamente scontato, ma la cosa sorprendente era che in ogni giornata c’era qualche angolo nuovo da scoprire: un prato dove giocare, un tenebroso bosco dove ambientare il gioco notturno, un impervio sentierino di montagna per arrivare al Rifugio, qualche maestosa roccia dell’Orteles-Cevedale da contemplare, il fragore della cascata di Saent da attraversare,… insomma anche con il cattivo tempo (che purtroppo ha tentato di guastar non poco i nostri progetti) non siamo di certo rimasti sotto le coperte a dormire (magari, direbbe qualcuno!). Anche questa volta i ragazzi hanno potuto vivere l’esperienza di una notte in malga, ovvero un’esperienza di “sopravvivenza” in una semplice costruzione rurale, sperduta tra le montagne, senza luce e acqua calda dove si possono intessere dialoghi sinceri con gli amici, ritagliare momenti di deserto per riflettere oppure semplicemente sedersi in cerchio sotto le stelle, un amico che strimpella con la chitarra e tutti gli altri intorno che fin a notte inoltrata cantano a squarcia gola.
I giovani educatori, non possono che dirsi felici di quest’esperienza e, se da un lato è pesata la stanchezza di quindici giorni di lavoro, li rinfranca abbondantemente la gioia di aver donato questo tempo per ricevere in cambio tanti momenti di gioia, di vita insieme, d’incontro, d’allegria con i tanti ragazzi che hanno conosciuto e incontrato in quest’esperienza. A tutt’oggi pervade il desiderio di dire un grazie sincero a tutto ciò che rende grande quest’esperienza: prima di tutto un grazie a Dio Creatore e Padre che ha vegliato su di noi con amore e sguardo paterno, donandoci di vivere questa vacanza a stretto contatto con il creato, un grazie a quanti ci hanno preceduto in questi trentacinque anni lasciandoci in eredità lo spirito del Campeggio, fortemente improntato allo stile di vita delle prime comunità cristiane dove “mettevano ogni cosa in comune per il bene di tutti”, un grazie ai nostri sacerdoti, padre Alfonso e don Pietro, che ci hanno accompagnati e guidati in questa palestra di vita; un grazie agli educatori presenti nei vari turni che con la loro presenza e testimonianza hanno arricchito il nostro cammino ma sopratutto grazie ai ragazzi che hanno fatto grande l’esperienza del Campeggio! Arrivederci a Carpaneto, in parrocchia e all’Oratorio!!!
Dario Carini