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MUNDÉLE MUNDÉLE!!! (UOMO BIANCO) COSÌ MI CHIAMAVANO…

articolo di Stefano Mercati "teto"

Bado come mai hai deciso di partire per il Congo?
Sono partito da Carpaneto il 25 Agosto 2006, con la voglia di vedere una realtà diversa dalla nostra e, soprattutto, capire se anch’io, nel mio piccolo, potevo fare qualcosa per gli altri e laggiù c’è veramente molto bisogno d’aiuto. Un conto è quello che ti raccontano o quello che vedi in Tv, mentre è ben diverso se la vivi quest’esperienza. Una volta che vai là, infatti, e tocchi con mano quella realtà, è impossibile rimanere indifferenti. E’ una realtà molto bella ed interessante da un lato, perché è una cultura totalmente diversa dalla nostra, ma dall’altro è sconvolgente. 

Raccontaci il tuo viaggio?
Dopo 10 ore d’aereo sono arrivato nella Capitale del Congo a Kinshasa; e lì sono stato ospitato per alcuni giorni nella casa di Padre Alfonso.
Dopo di che ho voluto fare un'esperienza nella missione di Sona Bata.
Quando siamo arrivati lì abbiamo consegnato i soldi raccolti dai bambini del catechismo ed altre offerte, che per loro sono una vera manna.
Lì sono rimasto per quattro giorni dando una mano alla suora-. e al missionario; nella missione non c'è la luce e naturalmente non c'è molto da mangiare.....
Non che il Congo sia un paese povero, anzi, è un paese molto ricco di risorse naturali, ma purtroppo, c'è il 90% della miseria, anche perchè là possiamo trovare davvero di tutto dai vestiti di marca agli alimentari internazionali,ma l'unico neo è il prezzo esorbitante.
Le sue risorse sono molto sfruttate dai paese europei; ci sono i ricchi ricchi e la miseria assoluta, c’è chi vive in mezzo all’immondizia, senza niente.
 

Come ti sei trovato con le persone del posto?

Devo ringraziare Padre Alfonso, perché mi portava ovunque andasse lui e mi aiutava anche con la lingua, il francese, di cui non sono molto abile….
I primi giorni avevo un po’ paura, poi mi sono abituato, specialmente dopo che ho vissuto a stretto contatto con loro, intanto che ero alla missione, senza P. Alfonso. 

Come sono considerati i bianchi in Congo e come ti hanno accolto?

Specialmente nei quartieri poveri è raro vedere un bianco, infatti lì i bambini mi circondavano e gridavo “Mundele, mundele…” (uomo bianco), perché ero una rarità.
Per loro i bianchi sono sempre super ricchi.
Comunque sono stato accolto molto bene da tutti, mi hanno fatto sentire a mio agio, soprattutto nella missione, dove ero tra virgolette da solo, ma la suora e il missionario sono stati fantastici a coinvolgermi. 

Hai visitato anche degli ospedali?

Sì, ne ho visitati un paio gestiti dalla missione e ne sono rimasto impressionato, perché mancava tutto, perfino i letti. Per questo era molto atteso l’arrivo del container spedito da Carpaneto con l’ambulanza e i letti da ospedale.
P. Alfonso per quel container ha dovuto fare molti giri nei vari uffici, perché tutto è molto complicato, a livello di burocrazia, ma era troppo importante per la missione…
Se una persona si ammala e deve andare in un ospedale dello Stato deve pagare tutto: ospedale, medico e medicine. E’ impressionante.
Fanno carriera solo i medici che sono in clinica, gli altri no.
 

Prima hai detto che hanno una cultura totalmente diversa dalla nostra, cosa intendi?
Vi faccio un paio di esempi.
Lì, ad esempio, hanno la “cultura del non lavoro”. Mi spiego meglio, le persone non vanno a cercare il lavoro, ma si siedono sotto una pianta e aspettano che qualcuno glielo vada a dare.
Un’altra cosa che mi ha stupito sono i funerali. Appena siamo arrivati, è morta una zia di P. Alfonso così abbiamo partecipato al funerale. A differenza che da noi lì era una festa con tanto di orchestra che suonava e gente che ballava. Io sono rimasto impressionato e P. Alfonso mi ha spiegato che nella loro cultura se muore un anziano non lo piangono, ma fanno festa perché ha vissuto tutta la sua vita.
Anche se muore un bambino pochi lo piangono per non rattristare i suoi fratelli. Io faccio fatica a capire ma la loro cultura è così.  

Hai partecipato anche ad altre Messe?
Sì e ne sono rimasto affascinato. C’è una grande partecipazione, c’è chi si alza all’alba e fa dei Km a piedi per andare a partecipare ad una Messa!! Queste durano anche 4 ore, ma sono diversissime dalle nostre, perché sono cantate e ballate da tutti, non come da noi che canta solo il coro!!! E’ stato grazie al primo cardinale congolese che questa popolazione ha potuto celebrare le funzioni secondo la loro lingua e cultura e non più in latino.
Non ci si annoia davvero come qua!!!
 

E’ un’esperienza che vorresti consigliare ad altri ragazzi?
Sicuramente, è davvero da fare, si torna a casa ricchi dentro, perché è molto di più quello che ti danno gli altri, rispetto a ciò che tu fai nella missione!!!
Se diversi ragazzi volessero andare c’è un prete che si occupa di ragazzi di strada che può ospitare diverse persone.
 

La tua speranza oggi che sei tornato?
La mia speranza è quella di poter creare un collegamento con la missione di Sona Bata, perché la popolazione di Carpaneto non può salvare tutto il Congo, ma nel suo piccolo può fare qualcosa!!! Spero anche che altri ragazzi possano fare la mia esperienza.

 


Stefano Mercati

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