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Col. Navigatore Loris GIUSTI
Articolo di Francesco Garofalo, Sonia Ceroni, Maria Cecilia Merli & Marco Bertoli

 

Possiede una delle qualità che fanno di una persona, indipendentemente dal settore nel quale opera, una fonte. Di conoscenza, di fantasia, d’esperienza, di aneddotica. E’ quella di sapersi far ascoltare e non annoiare, ne quando si racconta nella professione ne , a maggior ragione, quando rivive l’infanzia, quell’altra parte dell’esistenza nella quale si racchiudono le voglie, i lati nascosti di ognuno di noi che finalmente possono trovare casa ed espressione. E’ il Col. Navigatore Loris GIUSTI da circa un anno comandante del 50°stormo della base di San Damiano, Aeronautica militare Italiana, a rivisitarsi attraverso un dialogo aperto che sfocia costantemente nella professionalità e nel sorriso; immagine di chi pensa al passato in maniera felice e guarda al futuro senza mai perdere la speranza che qualcosa lo possa mutare, anche migliorare, comunque offrirgli nuova linfa. Veneto, 45 anni, è arrivato alla professione militare “per caso” come lui stesso ci racconta: << Il tutto è nato per caso, un incontro col cappellano militare in 5^superiore mi ha cambiato la vita. Casualmente mi ha dato un depliant nel quale era esposto il bando di concorso per l’accademia  aeronautica. Senza troppe pretese ho partecipato al concorso e sono stato ammesso, è frutto del caso in quanto su un numero altissimo di aspiranti soltanto 3 siamo giunti ad oggi. Così ho intrapreso la carriera militare.

Con la disponibilità che lo contraddistingue, ci ha accompagnato in giro per il campo, in primis ci ha fatto vedere da vicino un tornado. Ha illustrato in ogni particolare il velivolo e risposto alle nostre curiosità, che magari potevano apparire ingenue ma con estrema gentilezza ha chiarito ogni dubbio. Un emozione molto bella è stata quella di potersi sedere  nella cabina di comando: il trovarsi la cloche tra le mani circondati da mille apparecchiature ti proiettava in un mondo nuovo, ciò che prima immaginavi ora era lì. Siamo stati sulla pista d’atterraggio, abbiamo visto l’hangar dove si effettua la revisione e messa a punto dei velivoli, nonostante quelle macchine enormi fossero smontate in ogni particolare incutevano comunque rispetto. È normale associare all’aereo il pilota e copilota, ma il lavoro di una serie di specialisti che c’è dietro è incredibile, e la fiducia che ogni pilota ripone nello staff è assolutamente cieca. Mentre ci trovavamo in quello spazio il comandante ha raccontato delle sue esperienze in Kuwait, dei bombardamenti e del suo compagno di stanza Bellini abbattuto e fatto prigioniero. Momenti molto significativi e toccanti perchè un conto è la guerra lontana, raccontata in tv, ma sentirla raccontare da un uomo che ha vissuto quelle situazioni, guardargli negli occhi e capire tutto è molto forte. Abbiamo anche assistito a un paio di “touch and go” a distanza perfetta per osservare il tutto ed infine l’atterraggio e la messa nell’hangar. Come ultima tappa: lo spogliatoio ,con tutte quelle tute e caschi, dopodichè i saluti, i ringraziamenti ed il regalo di qualche calendario e depliant (ora appesi nella sede della nostra redazione).

Questo itinerario non è servito soltanto per osservare da vicino macchine prima solo viste da lontano, ma è stato importantissimo per capire ciò che succede all’interno di quelle mura. Da fuori si potrebbe pensare che all’interno non si lavora tanto, normale routine e basta: tutt’altro. Il lavoro è continuo e assicuriamo che neppure si riesce ad immaginare tutto quello che accade tra torre di controllo, tecnici, meccanici, crucif... e il tutto coordinato e sincronizzato perfettamente. Questa esperienza ci ha fatto capire molte cose e soprattutto ci ha fatto riflettere sul lavoro di questi professionisti che di sovente ci capita di incrociare, di salutare di conoscere per le strade dei nostri paesi…. grazie a tutti voi per il lavoro che svolgete quotidianamente soprattutto per noi civili e per la sicurezza del nostro Paese.