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Televisione ed Internet, genitori elettronici dell’infanzia.
Un'analisi del rapporto tra bambini e mezzi di comunicazione di
massa.
articolo di Francesco Garofalo
Modelli di comunicazione diretta, fluida, interattiva che vengono
preferiti a libri, quotidiani e periodici. Televisione ed Internet
sono i media più apprezzati dai giovani per varietà di contenuti,
libertà di consultazione, uso ludico; compagni inseparabili del
proprio tempo libero e della crescita, sentiti più vicini per la
loro carica di suggestione e modernità.
Tenendo conto che la vulnerabilità di un bambino è amplificata
quando viene lasciato solo durante il processo di decodifica o
interpretazione del messaggio ricevuto, è necessario che i minori
entrino in rapporto con i mezzi di comunicazione in modo mirato e
sensibile alle loro esigenze.
Emittenti radiotelevisive pubbliche e private hanno giocato per
anni alla guerra degli ascolti, in nome dell’audience, senza curarsi
dei bisogni di chi stava dall’altra parte dello schermo, soprattutto
dei più piccoli, imbottiti da palinsesti ricchi di pubblicità e
turbati il più delle volte dalle immagini violente dei film o dei
servizi dei telegiornali, mandate in onda per “dovere di cronaca”.
Anche Internet nasconde insidie per i navigatori più piccoli e non
sempre le reti telematiche risultano sicure ed i contenuti offerti
attendibili o adeguati ad un pubblico di bambini.
Su mandato del Ministro delle Comunicazioni, la Commissione per
l’assetto del sistema radiotelevisivo ha varato nel 2002, il Codice di
autoregolamentazione tv e minori e nel 2003, il Codice di
autoregolamentazione “Internet e minori”, sottoscritti rispettivamente
dai rappresentanti di emittenti televisive nazionali e locali e dalle
associazioni di imprese di comunicazione ed Internet provider.
Un contributo concreto di civiltà che rappresenta un ulteriore
progresso verso la responsabilizzazione di tutti nell’uso dei mezzi di
comunicazione di massa e nella diffusione delle nuove tecnologie
perché, in una società colta ed evoluta, le imprese che si misurano
con il mercato non devono perdere di vista il patrimonio di regole e
di valori che tengono unita la società civile.
TELEVISIONE
Una tv usata più come passatempo (neotelevisione) che come
strumento di maturazione culturale e intellettuale (paleotelevisione);
che sembra aver perso quel valore sociale, formativo ed educativo di
una volta; che trasmette disvalori e modelli diseducativi,
trasformando la famiglia e la scuola in agenzie educative secondarie.
Televisione oggetto, in cinquant’anni di vita, di esaltazioni e
critiche: da Marshall McLuhan che la considerava come un
“prolungamento del sistema nervoso centrale”, preziosa protesi degli
esseri umani; a Karl Popper che sottolineava la sua capacità di
cambiare radicalmente l’ambiente, da cui proprio i bambini traggono i
modelli da imitare, e quindi anche le basi dell’educazione.
Eppure, nel 1954 era la Tv dei ragazzi ad aprire ogni giorno i
programmi con intento educativo e dopo il mitico Carosello,
affermatosi nel 1957, i più piccoli andavano a letto. Anche oggi non
mancano programmi di cultura e di apprendimento pensati per i più
piccoli ma sulla scelta di seguirli si impone il potere del
telecomando, orientato verso argomenti ludici.
I bambini di oggi crescono in un ambiente nuovo, mai esistito prima
del 1950 nell’esperienza umana, in stretto contatto con una scatola
luminosa che trasmette un flusso continuo di messaggi, che produce
immagini e suoni divenendo, a volte, la fonte principale di input
verbali e stimolazioni visive.
Oggi, per un bambino che guarda la tv, è necessaria la presenza di
un adulto che lo aiuti a sviluppare in modo corretto le sue capacità
cognitive. I cambiamenti dell’età evolutiva richiedono, infatti,
tecniche di comunicazione differenti, il più delle volte ignorate dai
programmi televisivi. I bambini devono imparare a convivere con questo
elettrodomestico, “dosarlo” senza stabilire con esso un rapporto di
dipendenza e senza rinunciare all’altra realtà fatta di dialoghi,
giochi, letture ed amici.
“Formare le abitudini dei figli - ha affermato Giovanni Paolo II in
un discorso del 1994 - a volte può semplicemente voler dire spegnere
il televisore perché ci sono cose migliori da fare o perché la
considerazione verso altri membri della famiglia lo richiede. I
genitori che si servono abitualmente ed a lungo della televisione come
di una specie di bambinaia elettronica, abdicano al loro ruolo di
primari educatori dei propri figli”.
Ed in occasione della XXXVIII Giornata mondiale delle comunicazioni
sociali, il Pontefice ha manifestato nuovamente la sua preoccupazione
poiché la famiglia e la vita familiare “troppo spesso vengono
rappresentate in modo inadeguato dai mezzi di comunicazione”.
Dopo oltre mezzo secolo, il testimone passa adesso alla tv digitale
terrestre. Glielo consegna la “vecchia televisione” con la pubblicità
per l’acquisto del decoder e dei nuovi elettrodomestici. Il futuro
della televisione prevede una maggiore possibilità di interazione da
parte degli utenti, alla ricerca di qualità sia nei programmi che
nell’informazione e l’apparecchio televisivo si prepara a diventare un
nuovo e pratico elettrodomestico interattivo nel quale confluiranno le
funzioni tradizionali della tv e del computer.
Come cambierà il rapporto dei più piccoli con l’evoluzione del
mezzo tecnologico? Come verranno rivoluzionati i modelli di consumo
con l’aumento del numero di canali e la fruizione multimediale, non
passiva, dei contenuti? Una scelta più ampia ed articolata
corrisponderà alla qualità e alla novità delle informazioni?
Risale al 1993 la prima sottoscrizione di un Codice convenzionale,
tra la Federazione Radio Televisioni e le più importanti associazioni
di consumatori, insegnanti, genitori dedite alla tutela dell’infanzia,
per dettare nuove regole ed assicurare le esigenze di un armonico
sviluppo dei telespettatori in età evolutiva.
Il rispetto dei diritti e della sensibilità dei bambini nella
programmazione televisiva è affidata, adesso, ad un nuovo Codice di
autoregolamentazione tv e minori, approvato nel 2002 dalla Commissione
per l’assetto del sistema radiotelevisivo e sottoscritto dai
rappresentanti delle emittenti televisive nazionali e locali e dal
Ministro delle Comunicazioni.
Sulla sua applicazione vigila un apposito Comitato che, d’ufficio o
su denuncia dei soggetti interessati, verifica ed accerta le
violazioni al Codice, adottando una risoluzione motivata ed inoltrando
tutta la documentazione all’Autorità per le Garanzie nelle
Comunicazioni.
Il Comitato di applicazione è intervenuto più volte richiamando
alcune emittenti televisive che, durante la fascia oraria di
programmazione “protetta” tra le ore 16.00 e le 19.00, hanno trasmesso
scene volgari, frasi scurrili e sequenze sconce, violando il Codice di
autoregolamentazione tv e minori che si propone di tutelare il
benessere morale, fisico e psichico dei bambini.
Recentemente, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione,
confermando la multa inflitta dall'Autorità Garante delle
Comunicazioni alla Rai per avere mandato in onda in prima serata il
racconto dettagliato dei crimini di un pedofilo nel corso di un
processo, ha fissato sette regole fondamentali da osservare per
proteggere i minori.
In sintesi: non devono essere mandati in onda programmi che possono
danneggiare la capacità dei bambini di distinguere tra valori diversi
o opposti come bene/male o buono/cattivo; non è sufficiente l'avviso
che la trasmissione non è adatta ai minori; la rete che intende
trasmettere programmi pericolosi per lo sviluppo dei bambini deve
adottare accorgimenti tecnici tali da far escludere la visione ai
minori secondo un criterio di normalità; la televisione deve
considerare il minore come una persona che ha diritto ad un corretto e
sereno sviluppo fisico e psichico; i principi di protezione dei minori
devono essere applicati a tutti i generi di programmi televisivi; in
caso di conflitto tra due interessi costituzionalmente protetti come
la tutela dei minori ed il diritto all'informazione il primo deve
prevalere sul secondo; il mezzo radiotelevisivo che riproduce nella
loro crudezza fatti particolarmente traumatici non è idoneo a fornire
il supporto necessario alla tutela dei minori.
Queste regole, secondo la Suprema Corte, contribuiscono a far sì che i
programmi televisivi partecipino allo sviluppo psichico e morale dei
minori, conferendo alla televisione anche una funzione educativa.
La tutela dei bambini e dei ragazzi dalla violenza, che a volte
scaturisce dagli strumenti di comunicazione, non riguarda soltanto la
televisione ma soprattutto Internet, i videogiochi e le forme di
comunicazione nate grazie alle nuove tecnologie: dai giochi on line
alle chat room, ai brevi messaggi di testo (SMS).
INTERNET
Oggi nella cameretta di un bambino, oltre alla televisione, trova
spazio il computer con cui si naviga in Internet o si gioca ai
videogame soprattutto la sera, prima di prendere sonno. Un’abitudine
nuova rispetto a quella del passato, quando ci si addormentava
ascoltando una fiaba letta dai genitori.
L’uso del computer ha rivoluzionato anche il modo di fare i compiti
a scuola. Per svolgere una ricerca non si ricorre più ai pesanti
volumi delle enciclopedie divisi per lettera. Basta collegarsi ad
Internet, utilizzare un motore di ricerca, digitare la parola chiave o
l’argomento ed il gioco è fatto, con effetti non sempre positivi
sull’apprendimento.
Ma la rete nasconde anche trappole in cui un bambino può facilmente
cadere, trovandosi esposto a numerosi pericoli: pornografia,
pedofilia, istigazione all’odio ed alla violenza, banner pubblicitari
che offendono la morale.
Alcuni server offrono la possibilità di filtrare il contenuto di
gran parte del materiale presente sul web impedendo, ad esempio, la
visione di siti pornografici e garantire così ai più piccoli una
navigazione sicura. E sempre la rete consente di scaricare
gratuitamente software aventi la stessa finalità di filtraggio. Ma non
basta!
La spinta ad un uso consapevole della rete telematica deve
coinvolgere soprattutto i genitori che non possono certo delegare ad
un computer il ruolo di “confidente” dei propri figli. E proprio ai
ragazzi bisogna far comprendere che, nell’oceano della rete, non tutti
i siti sono credibili. Il vero problema, infatti, non è quello di
accedere alle informazioni ma di aiutare i bambini a distinguere
l’affidabile dall’inaffidabile, in una dimensione critica e cosciente
nell’uso del mezzo.
Tenendo conto dell’influenza crescente del web nel processo di
formazione ed educazione dei minori, alla fine dello scorso anno,
associazioni di imprese di comunicazione, Internet provider ed
informatica hanno sottoscritto, insieme ai Ministri delle
Comunicazioni e per l’Innovazione e le Tecnologie, il Codice di
autoregolamentazione “Internet e Minori”.
Tra gli obiettivi e le finalità, quelli di aiutare gli adulti, i
minori e le famiglie ad un uso corretto e consapevole della rete
telematica; predisporre apposite tutele atte a prevenire il pericolo
che il minore venga in contatto con contenuti illeciti o dannosi per
la sua crescita; promuovere un accesso sicuro per il minore alle
risorse della rete; assicurare una collaborazione piena alle autorità
competenti nella prevenzione, nel contrasto e nella repressione della
criminalità informatica ed in particolare nella lotta contro lo
sfruttamento della prostituzione, la pornografia ed il turismo
sessuale in danno di minori, attuati tramite l’utilizzo della rete
telematica.
La corretta, imparziale e trasparente applicazione del Codice è
affidata ad uno specifico Comitato di Garanzia costituito da undici
componenti effettivi, esperti in materia, nominati con Decreto del
Ministro delle Comunicazioni, adottato di concerto con il Ministro per
l’Innovazione e le Tecnologie.
Il Comitato avrà il compito di controllare che i soggetti che
svolgono attività imprenditoriale su Internet possiedano tutti i
requisiti ed abbiano assunto tutti i comportamenti previsti dal
Codice, segnalando agli interessati eventuali violazioni.
Anche in sede europea sono allo studio nuove misure per proteggere
i bambini e i ragazzi dalla violenza in televisione, su Internet e più
in generale sui nuovi media. A livello di Commissione europea, negli
anni scorsi, la questione è stata affrontata sia con la direttiva
“televisione senza frontiere”, sia con la raccomandazione sulla
protezione dei minori nei servizi audiovisivi e della società
dell’informazione.
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