Santa Pasqua 2006

I RITI DELLA SETTIMANA SANTA
di Dario Carini

 

 

Stiamo per entrare nella settimana più intensa dell’anno… stiamo per entrare nella Santa Settimana che si concluderà nel Triduo che commemorerà solennemente la morte, sepoltura e resurrezione del Signore. È con grande cura che anche nella nostra Parrocchia si stanno preparando i suggestivi e significativi riti di questa Settimana, in particolare quelli del Triduo Pasquale. L’augurio e la speranza è che ogni persona battezzata in Cristo possa vivere con fede e viva partecipazione questi giorni in cui la Chiesa si prepara all’incontro nuziale con il suo Sposo, il Cristo Risorto, che verrà incontro a quanti in questa Quaresima si sono preparati ad accoglierlo nella gioia della Pasqua.

I RITI DELLA SETTIMANA SANTA

Nella settimana santa la Chiesa celebra i misteri della salvezza portati a compimento da Cristo negli ultimi giorni della sua vita, a cominciare dal suo ingresso messianico in Gerusalemme.
Il tempo quaresimale continua fino al Giovedì Santo. Dalla Messa vespertina «nella Cena del Signore» inizia il Triduo pasquale, che continua il Venerdì Santo «nella passione del Signore» e il Sabato Santo, ha il suo centro nella Veglia pasquale e termina ai vespri della domenica di risurrezione.
La settimana santa ha inizio «la domenica delle palme della passione del Signore» che unisce il trionfo dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme alla sua passione e morte sul Golgota.

Fin dall’antichità si commemora l’ingresso del Signore in Gerusalemme con la solenne processione, con cui i cristiani celebrano questo evento, imitando le acclamazioni e i gesti dei fanciulli ebrei, andati incontro al Signore al canto dell’«Osanna».

Proprio nel ricordo di quanto narrato dal Vangelo in questo giorno vengono benedetti i rami di palma e di ulivo e ci si reca in processione per riunirci intorno alla mensa della Parola e del Pane per celebrare l’Eucaristia.

Il ramo di ulivo, poi portato a casa e qui conservato richiama alla mente dei cristiani la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte (è già quindi un “messaggio pasquale”).

Durante la Santa Messa viene proclamato a più voci il Vangelo della Passione del Signore.

 IL TRIDUO PASQUALE

La Chiesa celebra ogni anno i grandi misteri dell’umana redenzione dalla Messa vespertina del giovedì nella Cena del Signore, fino ai vespri della domenica di risurrezione. Questo spazio di tempo è chiamato giustamente il «triduo del crocifisso, del sepolto e del risorto»; ed anche «Triduo pasquale» perché con la sua celebrazione è reso presente e si compie il mistero della pasqua, cioè il passaggio del Signore da questo mondo al Padre.

Nel venerdì della passione del Signore dovunque il digiuno deve essere osservato insieme con l’astinenza e si consiglia di prolungarlo anche al Sabato Santo, in modo che la Chiesa, con l’animo aperto ed elevato, possa giungere alla gioia della domenica di risurrezione.

La Messa vespertina del Giovedi’ santo nella Cena del Signore

Con la Messa celebrata nelle ore vespertine del Giovedì Santo, la Chiesa dà inizio al Triduo pasquale e ha cura di far memoria di quell’ultima cena in cui il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, amando sino alla fine i suoi che erano nel mondo, offrì a Dio Padre il suo Corpo e Sangue sotto le specie del pane e del vino e li diede agli apostoli in nutrimento e comandò loro e ai loro successori nel sacerdozio di farne l’offerta.

Tutta la nostra attenzione deve rivolgersi ai misteri che in questa Messa soprattutto vengono ricordati: cioè l’istituzione dell’eucaristia, l’istituzione dell’ordine sacerdotale e il comando del Signore sulla carità fraterna.

La lavanda dei piedi, che per tradizione viene fatta in questo giorno, riprendendo il gesto compiuto da Gesù nell’ultima Cena, sta a significare il servizio e la carità di Cristo, che venne «non per essere servito, ma per servire».

Terminata l’orazione dopo la comunione, si forma la processione che, attraverso la chiesa, accompagna il santissimo sacramento al luogo della reposizione.

Tutti noi fedeli siamo invitati a sostare in chiesa, dopo la Messa nella Cena del Signore e in serata per la dovuta adorazione al santissimo sacramento solennemente custodito in questo giorno nella Cappella di Reposizione.

Il Venerdi’ nella passione del signore

In questo giorno in cui «Cristo nostra pasqua è stato immolato», la Chiesa con la meditazione della passione del suo Signore e sposo e con l’adorazione della croce commemora la sua origine dal fianco di Cristo, che riposa sulla croce, e intercede per la salvezza di tutto il mondo.

In questo giorno la Chiesa, per antichissima tradizione, non celebra l’eucaristia. Il venerdì della passione del Signore è giorno di penitenza obbligatoria in tutta la Chiesa, da osservarsi con l’astinenza e il digiuno.

La struttura dell’azione liturgica della passione del Signore (liturgia della parola, adorazione della croce e santa comunione) proviene dall’antica tradizione della Chiesa.

Il Sabato Santo

Il Sabato Santo la Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua passione e morte, la discesa agli inferi e aspettando nella preghiera e nel digiuno la sua risurrezione. Oggi la Chiesa si astiene del tutto dal celebrare il sacrificio della Messa.

LA DOMENICA DI PASQUA NELLA RISURREZIONE DEL SIGNORE

La Veglia Pasquale nella Notte santa

Per antichissima tradizione questa notte è «in onore del Signore» e la veglia che in essa si celebra commemorando la notte santa in cui Cristo è risorto è considerata come «madre di tutte le sante veglie». In questa veglia infatti la Chiesa rimane in attesa della risurrezione del Signore e la celebra con i sacramenti dell’iniziazione cristiana.

L’intera celebrazione della Veglia pasquale si svolge di notte; essa quindi deve o cominciare dopo l’inizio della notte o terminare prima dell’alba della domenica.

Il segno liturgico con la quale la Chiesa esprime la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte è il grande cero pasquale, la cui luce è figura di Cristo risorto.

La Veglia pasquale, in cui gli ebrei attesero di notte il passaggio del Signore che li liberasse dalla schiavitù del faraone, fu da loro osservata come memoriale da celebrarsi ogni anno; era la figura della futura vera pasqua di Cristo, cioè della notte della vera liberazione, in cui «Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro».

Fin dall’inizio la Chiesa ha celebrato la pasqua annuale, solennità delle solennità con una veglia notturna. Infatti la risurrezione di Cristo è fondamento della nostra fede e della nostra speranza e per mezzo del battesimo e della cresima siamo stati inseriti nel mistero pasquale di Cristo: morti, sepolti e risuscitati con lui, con lui anche regneremo.

Questa veglia è anche attesa escatologica della venuta del Signore.

La veglia si svolge in questo modo: dopo il «lucernario» e il «preconio» (ovvero l’annuncio gioioso della Resurrezione del Signore), la santa Chiesa medita «le meraviglie» che il Signore ha compiuto per il suo popolo fin dall’inizio (seconda parte o liturgia della parola), fino al momento in cui, con i suoi membri rigenerati nel battesimo (terza parte), viene invitata alla mensa, che il Signore ha preparato al suo popolo, memoriale della sua morte e risurrezione, in attesa della sua venuta (quarta parte).
In questa notte, dopo il lungo digiuno quaresimale, la Chiesa torna a cantare con gioia impareggiabile l’Alleluia che possiamo dire canta ininterrottamente per tutta la cinquantina pasquale.

 

Dario Carini,
cerimoniere.

 



 
 
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